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riamente in sé e, così come tale, uno e che l’uno possa del pari essere diverso è la negazione diretta del principio di contraddizione. Ed una volta negato questo principio, è finita con ogni pensiero reale e qualsiasi sforzo per andare in qualche punto alla certezza diventa inutile», (W., I, 243). Una delle prime specificazioni del concetto «identico» è quella di «incondizionato»: perchè il fatto d’essere condizionato non significa altro che la presenza d’un elemento straniero in ciò che è condizionato ( W., I, 140). «Il concetto dell’incondizionato è una pura specificazione del concetto dell’identico con se stesso, vale a dire è in esso immediatamente contenuto. Noi non abbiamo bisogno di uscire dal concetto dell’identico per vedere che esso è incondizionato, per se esistente, cioè che non può dipendere quanto all’esistenza ed essenza sua da cosa alcuna. Infatti la dipendenza da altro implica la presenza d’un elemento straniero e quindi una differenza interna in ciò che dipende, mentre l’identità d’una cosa con se stessa significa appunto l’assenza d’ogni differenza interna... L’identità con sé sopprime evidentemente, anzi meglio esclude ogni rapportò con altro» ( W., I, 183-4). Dal carattere dell’identità discende egualmente l’unità. Infatti solo ciò che è identico a se stesso è uno e l’essenza dell’unità risiede propriamente in questa identità interiore. Una molteplicità di esseri veramente identici è contraddittoria perchè una molteplicità non è senza un rapporto e l’identità perfetta esclude ogni rapporto. Coloro che, come Herbart, derivano il mondo da una pluralità di monadi incondizionate sono necessariamente condannati a porre come assoluta ed originaria una molteplicità di enti reciprocamente connessi e perciò relativi od a considerare come puramente illusorio ógni rapporto reciproco, sopprimendo così l’unica ragione che vi potrebbe essere di porre all’origine delle cose una realtà molteplice. Infine l’identità implica l’immutabilità: il mutamento non può essere che straniero all’essenza delle cose, se questa è identità perfetta. Un divenire assoluto, un fluire continuo dal nulla e nel nulla ridurrebbero il contenuto mutevole a non essere che un puro accidente e l’identità originaria dell’essenza delle cose ricomparirebbe nell’identità astratta del puro divenire. Un divenire eternamente concatenato è invece in realtà presente tutto simultaneamente: le sue apparizioni e disparizioni sono relative allo spirito che le apprende e non toccano l’essere in sè delle cose (W., I, 159 ss.).