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sto caso alcuna contraddizione in quanto l’unione condizionata del diverso costituisce il fondamento stesso di quella organizzazione illusoria che costruisce il mondo dei corpi: un oggetto può essere sotto un rispetto, bianco, sotto un altro, rotondo. La contraddizione sussiste nondimeno sempre: il bianco come tale non può essere il rotondo come tale: se l’oggetto bianco e rotondo fosse realmente un oggetto, esso chiuderebbe nel suo seno una contraddizione così recisa come tra il bianco e il non bianco. È facile vedere l’importanza di questa estensione del principio d’identità dal punto di vista ontologico: negata la possibilità di un’unione incondizionata del diverso, è negata la realtà di quelle unità fittizie che si dicono oggetti: un abisso insuperabile si apre tra la costituzione della realtà sensibile e le esigenze del principio della ragione.

Ma il principio d’identità non è solo un criterio formale negativo, in base al quale possiamo giudicare della realtà degli oggetti dell’esperienza: esso contiene sotto un certo rispetto una posizione iniziale, un’affermazione ontologica. Il fatto che detto principio esprime una norma la quale non viene dall’esperienza, anzi è da questa contraddetta e che tuttavia rappresenta per il conoscere nostro un’assoluta necessità, un valore, la cui negazione è la negazione della conoscenza stessa, prova abbastanza evidente, secondo lo Spir,, che esso è la rivelazione formale d’una realtà superiore, anzi della realtà assoluta, della realtà veramente identica a se stessa, epperò incondizionata, immutabile, pura, perfetta. Questa realtà metafìsica, di cui la legge che condiziona la conoscenza stessa del mondo empirico è la coscienza iniziale, è la sola realtà vera, perchè è la sola, nella quale il nostro pensiero possa arrestarsi definitivamente: il carattere enigmatico di ogni realtà empirica procede per contro da ciò appunto che in fondo essa contraddice sempre alla norma suprema. Ma il principio a priori ha un carattere puramente formale ed ogni contenuto del sapere vien ad esso dall’esperienza: noi non possiamo quindi altro affermare della realtà assoluta, che il carattere espresso dal principio formale — l’identità pura — e quelli che sono in questo concetto implicati.

L’identità pura della realtà assoluta vuol dire che essa non contiene alcuna diversità nella sua essenza, non contiene differenze o relazioni di sorta. «Affermare che il diverso sia origina-