Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/188


— 188 —


Consideriamo ora separatamente i due elementi del dato rappresentativo in ordine alla questione che sorge naturalmente dal concetto che lo Spir si è fatto della rappresentazione e cominciamo ad esaminare, in questo capitolo, la rappresentazione obbiettiva. Se la rappresentazione è la rappresentazione d’un oggetto, qual’è questo oggetto per la rappresentazione obbiettiva? La risposta dello Spir è informata al più radicale idealismo: gli oggetti delle nostre rappresentazioni obbiettive sono le nostre sensazioni (W., I, 78 ss. 346 ss., Vier Grundfragen, 33 ss.; Empir. u. Phil. 29 ss.). La dualità parallela della rappresentazione e dell’oggetto non è perciò punto costituita da un mondo di oggetti materiali, esteriori alla coscienza, e dalla riproduzione cosciente dello stesso, ma da due serie di fatti coscienti; da una parte il mondo delle nostre sensazioni, dall’altra la loro rappresentazione ossia l’affermazione soggettiva del loro contenuto, la quale per di più ne ordina la molteplicità confusa secondo certe esigenze formali in modo da costituire non un caos di elementi, ma un mondo. La posizione dello Spir non differisce da quella del Berkeley se non per la sua distinzione delle rappresentazioni dalle sensazioni: queste sono il vero oggetto delle rappresentazioni, ma non hanno altra realtà da quella che esse hanno nella coscienza. Una sensazione di colore o di suono non differisce essenzialmente per nulla da uno stato di piacere o di dolore se non in quanto essa è uno stato obbiettivo, uno stato che il nostro io per un’immediata intuizione apprende come non facente parte della propria individualità empirica. È inutile avvertire che, poiché gli oggetti esterni non sono in fondo che le sensazioni esterne, sarebbe un controsenso cercare le cause esterne della sensazione; la molteplicità delle sensazioni è un dato primitivo ed originario ed in sè, come del resto la realtà empirica intiera, del tutto inesplicabile.

Il mondo esteriore non si presenta tuttavia a me come una semplice successione di sensazioni; esso mi appare come un mondo di oggetti, di cose, di sostanze. Questa trasformazione del complesso delle sensazioni, degli stati obbiettivi dell’io in un mondo di esseri corporei è un’opera dell’attività rappresentativa, che con una specie di spontaneità istintiva tende a concepire ogni contenuto sensibile secondo la norma suprema dell’identità e cioè come una cosa immutabilmente identica con se