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anzi talvolta prolissa, è generalmente disposta nel suo complesso in modo che non lascia afferrare facilmente con uno sguardo unico l’ordine e la concatenazione generale delle idee e .dei problemi. Questa imperfezione formale, più grave nelle prime opere, è ancora accentuata abbastanza nell’opera capitale «Pensiero e realtà» per rendere al lettore faticoso e difficile il compito di formarsi, dopo la lettura, una visione sintetica ordinata e chiara della sua concezione complessiva; nè a questa deficienza pongono rimedio, a mio avviso, le esposizioni recenti del Lessing (1900) e dello Zacharoff (1910). Perciò io ho creduto opportuno, lasciando da parte ogni indicazione biografica (per i dati biografici non posso che rinviare alla bella biografia premessa ai Nouvelles Esquisses (1899) dalla pietà filiale di Elena Claparède Spir) o bibliografica (il lettore troverà un’accurata bibliografa dello Spir, fino al 1900, nella dissertazione di U. Lessing, A Spir’s Erkenntnisslehre, 1900, p. 19-29), di premettere a questa traduzione un riassunto breve e chiaro della concezione metafisica dello Spir, nella speranza che altri ne tragga stimolo a darcene un giorno una esposizione meno imperfetta e più completa.

II. — Ogni filosofia, osserva lo Spir in principio della Erörterung del 1869, dagli Indiani, da Platone a Kant ed Herbart, comincia più o meno esplicitamente con questo presupposto: che la costituzione della realtà empiricamente conosciuta non è la vera, propria, originaria costituzione della stessa. Ma per sapere che la costituzione empirica della realtà non è la vera, bisogna bene che noi possediamo un concetto, sia pure implicito e formale, della vera costituzione della realtà: e che questo concetto ci sia dato a priori. Bisogna di più ammettere che la costituzione empirica della realtà, se è falsa, contiene qualche cosa che alla realtà è straniero, qualche cosa quindi che dalla medesima non può venir derivato nè esplicato. Queste tre proposizioni disegnano già nettamente il punto di partenza dello Spir, che è la constatazione di una duplice certezza immediata. La prima è quella che ha avuto la sua classica espressione nella famosa formula di Descartes: e dice che il contenuto della coscienza è, come fatto, una certezza assoluta. Può essere infatti che quanto la rappresentazione mi afferma dei suoi oggetti sia