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presenta l’elemento tradizionale, l’abitudine, e la conoscenza rappresenta l’elemento innovatore, l’atto della sintesi geniale creatrice.

L’intuizione religiosa non è nella vita dell’individuo che il privilegio di qualche istante; ma questa breve rivelazione basta per orientare secondo un nuovo indirizzo la vita dell’individuo, per suscitare nella coscienza un desiderio inestinguibile di possedere più profondamente questa vita interiore che è sorgente di tanta elevazione e di tanta beatitudine. Da questo desiderio nasce alla coscienza il bisogno di sistemare e di fissare la propria esperienza religiosa in modo che essa diventi un possesso stabile dello spirito; in questo bisogno hanno avuto origine i miti, i dogmi, le filosofie, in una parola i simboli della vita religiosa. Ma la realtà spirituale che è oggetto della intuizione religiosa, è una realtà trascendente la quale, come esclude le condizioni della esistenza sensibile, così esclude anche le condizioni della conoscenza: essa è presente allo spirito più come un ideale della ragione, che come un vero oggetto di conoscenza, più che per vera scienza, per una specie di presentimento o, come Plotino si esprime, per una specie di presenza superiore al pensiero. Naturale è quindi che questa realtà, pur essendo oggetto di esperienza immediata nella vita religiosa, non possa avere la sua espressione nella conoscenza altrimenti che per mezzo di simboli. La nozione di simbolo non è del resto particolare alla filosofia della religione. Ogni intuizione superiore alla conoscenza sensibile deve sempre venir fissata dallo spirito in un simbolo, vale a dire in un’immagine sensibile che la renda afferrabile e che sintetizzi in se le condizioni atte a rievocare, ove occorra, l’intuizione originaria; così il simbolo trasforma quest’ultima in un possesso stabile dello spirito, revocabile e trasmissibile. Già lo stesso linguaggio è un’incarnazione simbolica del pensiero: i suoni e le lettere che lo compongono non sono che i segni d’un’attività in sè inafferrabile, che quando se ne possiede il secreto, rievocano vivo e presente, nell’animo di chi legge, il pensiero ond’essi procedono. Anche la creazione artistica è la creazione d’un simbolo: nell’opera d’arte l’artista fissa la sua visione geniale d’un momento: visione che è stata anche una vita, una comunione spirituale dell’artista con un momento della realtà e che il simbolo da lui creato rievoca e per-

P. Martinetti Saggi e Discorsi. 2