Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/163


della religione e la sua interpretazione filosofica non è del resto cosa nuova nè rara per chi conosca la storia della filosofia religiosa; basta ricordare lo spirito, per questo come per altri rispetti tanto affine ad Hegel, di Augusto Comte, spirito profondamente religioso, fondatore egli stesso d’una religione e che tuttavia nella sua filosofia non sa porre alla venerazione religiosa altro oggetto se non quel così poco venerabile essere che è l’umanità. Una religione senza fondamento trascendente è una vana parola: il principio d’ogni anima religiosa si riassume in fondo, come Schopenhauer dice, in questa semplice professione di fede: io credo in una realtà trascendente. Tutti i tentativi di tradurre questa aspirazione verso il trascendente in qualche cosa di umano e di finito hanno lo stesso valore dei tentativi di derivare la legge morale dal piacere o dall’interesse: la filosofìa conferma qui la credenza secolare dell’umanità, che il termine di tutte le nostre aspirazioni, come la legge della nostra vita, sono al di là della vita.

Due fatti hanno concorso a creare un’aureola di religiosità all’hegelianismo: il fondamento idealistico del suo pensiero e l’accordo esteriore, da Hegel ostentato, fra la sua dottrina e la ortodossia. Ma quanto al primo punto bisogna intendersi sulla parola.«idealismo» che ha due sensi ben distinti. Idealistica in senso gnoseologico è ogni dottrina, che pensa la realtà come un fatto od un complesso di fatti di natura spirituale: idealistica è in questo senso la concezione hegeliana come quasi tutta la filosofìa dopo Kant; ma idealista in tal senso è anche ogni filosofo positivista o fenomenista che riduca la realtà a sensazioni. Idealistica in senso metafisico, ossia nel senso platonico, può dirsi invece solo quella filosofìa che riconosce la realtà dell’ideale, del dover essere, del trascendente. È in questo senso che l’idealismo è il fondamento necessario d’ogni dottrina religiosa: ma in questo senso nessuna dottrina è così recisamente avversa all’idealismo come la dottrina hegeliana.

Quanto, in secondo luogo, all’accordo col dogma cristiano, esso non rappresenta altro che una pagina poco onorevole nella storia personale di Giorgio Federico Hegel. Hegel è stato un’altissima intelligenza, ma una personalità poco stimabile. Egli ci presenta il fenomeno — non isolato del resto — d’un’attività intellettuale meravigliosa, non sorretta da alcuna elevatezza di ca-