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implica naturalmente la rinuncia dello spirito individuale alle limitazioni inerenti ad ogni forma inferiore di esistenza: di qui il carattere di rinuncia, di negazione che riveste la religione. Ma questo carattere è solo l’aspetto negativo di un potenziamento positivo dello spirito ed è già in parte presente, se ben si osserva, nella stessa morale: la carità, la vita negli altri, se è per un lato una estensione dell’essere nostro, è per altro lato anche un rinunciamento a noi, una dedizione, un sacrificio. «La rinuncia e la simpatia, dice il Möbius, sono le due facce della stessa moneta. La simpatia è la conoscenza che noi siamo una cosa sola con gli altri, la rinunzia è la conclusione che la limitazione al nostro proprio io è un’illusione. La rinunzia presuppone la simpatia, la conoscenza che noi siamo una cosa sola con gli altri e col mondo».


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Chiarito così, nei limiti che la natura della trattazione ci imponeva, il primo punto della questione, posto il significato ed il valore supremo della vita nell’elevazione progressiva della coscienza verso quell’unità ideale, che è oggetto della coscienza religiosa, ci rimane ora a chiedere: Quale è il valore e la funzione della filosofia rispetto alla vita religiosa? Quale è il posto della filosofia in una concezione religiosa della vita?

Chi dice coscienza del divino dice perciò anche conoscenza: non solo non vi è nessuna modificazione cosciente del nostro io che non sia in modo indivisibile e simultaneo conoscenza, sentimento ed azione, ma il momento teoretico è l’aspetto predominante in tutte quelle attività, che realizzano un progresso nella vita interiore: come tutte le forme novelle della vita, anche la vita religiosa deve essere anticipata e preparata nella conoscenza. È necessario affermare ben altamente questo punto di fronte ad una teoria, oggi molto in favore, secondo cui la vita religiosa avrebbe la sua radice esclusivamente nel sentimento e le sue creazioni teoretiche, come i miti ed i dogmi, non sarebbero che la materia indifferente dell’estrinsecazione del sentimento, il riflesso passivo d’una misteriosa ed irresistibile tendenza interiore. Il momento decisivo e supremo è al contrario, tanto nella vita morale quanto nella vita religiosa, il momento