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133 — per esempio, questo grande spazio nel quale noi ci moviamo come dei punti impercettibili non sia un recipiente nel senso comune della parola appare già da questo: che quando fossero tolti tutti gli esseri che esso contiene, sparirebbe anche il recipiente. Ma nemmeno Kant ha voluto con la sua teoria insegnare che tutto questo grande spazio sia solo nel soggetto che lo percepisce: x e cioè che l’io singolo o peggio il suo cervello, che è anch’esso in un punto dello spazio, contenga in sè tutto lo spazio. Vero è questo: che quando noi contempliamo un oggetto nello spazio, ciò che noi riceviamo passivamente dai sensi è solo una somma di punti sentiti: la quale diventa un oggetto esteso solo in quanto questi punti vengono dallo spirito riuniti in una forma spaziale. Ma questa forma non è un’illusione od un arbitrio dell’individuo! Essa è una legge coestensiva a tutti gli spiriti conoscenti. Perciò quando io dico di essere nello spazio, il senso della mia proposizione è questo: io sono un momento, un punto d’un’attività spirituale universale, che traduce la realtà in una visione spaziale secondo leggi comuni a tutti gli spiriti. Io sono senza dubbio parte d’una realtà più vasta: ma questa realtà non può essere da me appresa che nella forma umana dello spazio.

Noi possiamo esprimere il principio idealistico anche in un’altra forma: e dire che questo mondo ha una realtà puramente fenomenica. Se la realtà nostra è il mondo dell’esperienza umana, condizionato dall’attività dello spirito umano, è abbastanza evidente che sarebbe assurdo porre questo mondo come esistente indipendentemente dallo spirito umano. Che vi sia una realtà indipendente dal conoscere umano Kant non dubita: ma questa non può essere appresa in quelle forme che sonò soltanto umane, non può essere la realtà temporale e spaziale: perchè appunto questa forma temporale e spaziale è caratteristicamente umana, è il linguaggio in cui si esprime necessariamente per noi la realtà delle cose.

Da questa netta posizione del principio idealistico discende per Kant un’altra e non meno grave conseguenza: che cioè il solo mondo che possiamo conoscere è il mondo della nostra esperienza. La parola conoscere non può avere per noi che un senso solo: ordinare, inquadrare le nostre impressioni sensibili nelle forme del tempo, dello spazio e nelle altre leggi che