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Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/115


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volere come in una legge universale ( Grundl. 441, pr. V. 28). La decisione circa la possibilità di quest’accordo è un atto del giudizio: quindi esige una specie di tatto morale, un dono di natura, che può venir esercitato, ma non appreso (r. V. 131 ss., Grundl. 389, pr. V. 67 ss.). Lo stesso avviene del resto anche del sistema delle conoscenze. Il valore della verità nasce, per noi, dall’organizzazione delle conoscenze: una conoscenza isolatamente considerata non è nè vera nè falsa. Ma sebbene nessuna delle conoscenze concrete abbia un valore assoluto, tuttavia il sistema loro costituisce un ordine formale nel quale vengono ad inserirsi le conoscenze successive e che ci dà un sicuro criterio della loro verità: una conoscenza acquista un valore universale ed obbiettivo dal suo accordo col sistema collettivo del sapere. Così il complesso dei fini morali concreti, pur non costituendo che un’immagine debordine morale intelligibile e non implicando nessun fine morale assoluto, esprime tuttavia ed attua nel miglior modo la necessità formale dell’ordine intelligibile: quindi diventa il sicuro criterio della razionalità e della moralità di ogni atto intorno al quale possa sorgere dubbio. Il giudizio avviene così secondo un puro criterio formale perchè non dipende da nessuno degli oggetti o delle finalità esteriori della volontà; e tuttavia il criterio formale è tolto appunto, come nella conoscenza, dal confronto con quel complesso di oggetti e di finalità esteriori che è per noi la sola rivelazione possibile dell’ordine formale intelligibile.

15. Ciò posto si spiega il concetto svolto da Kant nella Tipica del giudizio pratico. Se noi potessimo direttamente confrontare la nostra volontà con l’órdine intelligibile, il giudizio avverrebbe senza difficoltà. Ma noi non possiamo confrontare la nostra volontà che con un ordine sensibile, nel quale tutto è retto da leggi necessarie e che quindi sembra non potere mai rappresentare in concreto la legge morale che è legge di libertà. Il concetto di «legge naturale», che da un lato si realizza in concreto negli oggetti sensibili, per Laltrò è l’elemento di razionalità pura che l’intelletto introduce nel molteplice sensibile, è qui assunto da Kant a servire come schema, come tipo della razionalità intelligibile. Noi riteniamo una massima come con forme alla realtà intelligibile quando essa può rivestire la forma