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Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/106


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s’impone a noi per sè stessa come una proposizione sintetica a priori che non è fondata su alcuna intuizione pura od empirica... Solo si deve ben notare che non è un fatto empirico, ma l’unico fatto della ragione pura» (pr. V. 31). «La legge morale, quantunque non ci dia nemmeno essa alcuna conoscenza dei noumeni, ci dà un fatto assolutamente inesplicabile dai dati del mondo sensibile e dalla ragione teoretica, che rivela un mondo puramente intelligibile, che anzi 1a determina in modo positivo e ce ne fa conoscere qualche cosa, cioè una legge»(pr. V. 43; cfr. ib. 42, 47, 55, 91-92) 1. La posizione del fatto logico ed etico è la posizione della realtà originaria dell’apriori: il quale non è posto empiricamente, ma per la ragione, come qualche cosa che non si può negare se non negando la ragione stessa (pr. V. 12). Certo anche Kant non può trovare altrimenti il fatto morale che per l’osservazione della natura umana: ma questo non vuol dire che la morale kantiana si fondi sulla psicologia. Anche le leggi e le forme logiche sono da noi trovate nel dato psicologico: ma ciò non implica che dobbiamo esplicarle e fondarle per via psicologica. Vi è in tutti questi fatti, nella legge morale come nei principi logici, un carattere che trascende i confini della considerazione psicologica, che anzi questa non deve trovare sulla sua via, perchè il valore logico ed il valore etico considerati nella loro specifica unità ci rinviano a qualche cosa che non cade sotto nessuna osservazione empirica. Nè la «deduzione» o giustificazione che la critica ne intraprende, contrasta con la posizione assoluta dei principi logici ed etici. La scienza e la matematica non hanno per sè bisogno di giustificazione dalla teoria della conoscenza: questa ne conferma, non ne fonda il valore (Proleg. 331). Così la moralità e le sue leggi non attendono di essere fondate dalla filosofia: questa ne riconosce soltanto e ne conferma il valore mettendole in rapporto con la totalità della ragione ed eliminando così possibili conflitti interiori che sarebbero funesti anche alla vita morale (Grundl. 404-5, 456; pr. V. 125-6; Urteilsk. 471 Anm.): di

  1. Si veda in questo punto Hegler, Die Psychol. in Kants Ethik, 1891, 89 ss,; HagestrÒm, o. c., 238 ss.