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Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/102


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ci appare come un dato e le leggi, che gli abbiamo imposto come leggi delle cose stesse: ma l’analisi critica ne mette in luce il vero carattere e restituisce all’elemento formale tutto il suo valore. Se infatti la subordinazione delle impressioni subbiettive alle forme intellettive ci appare come una condizione necessaria della costituzione d’una realtà obbiettiva, ciò vuol dire che tale subordinazione costituisce un progresso nella realtà, che la realtà vera, alla quale le forme stesse ci rinviano, è una realtà intelligibile e che l’esperienza ne è solo, per gli esseri che hanno il loro punto di partenza nel senso, la più adeguata espressione possibile. L’attività intellettiva costituisce quindi, nel suo complesso, la creazione di un grado superiore della realtà e della vita, segna un compromesso fra l’originaria natura sensibile dell’uomo e quella realtà intelligibile pura che resta come il limite ideale del mondo creato dall’intelletto.

Se l’uomo non fosse che intelletto, egli sarebbe rimasto pago alla realtà dell’esperienza e non avrebbe aspirazioni che la trascendano. Ma in lui all’intelletto s’aggiunge la ragione: che è aspirazione a trascendere il dato, elevazione al disopra del mondo sensibile (Gdl. 452). Questo progresso verso una realtà soprasensibile non avviene però, secondo Kant, per mezzo della conoscenza; questa non giunge nel suo più alto sforzo che a mettere in luce l’insufficienza della realtà data ed a giustificare così negativamente l’esigenza di trascenderla. Il progresso avviene per la vita morale che è anch’essa sintesi formale, subordinazione, delle attività sensibili ad una forma intelligibile: la moralità realizza nel campo pratico quell’aspirazione che la ragione teoretica vanamente persegue nelle idee. Certo non può dirsi che per essa l’uomo possa sentirsi nell’intelligibile e far di questo un oggetto della volontà: l’intelligibile agisce soltanto come una condizione limitativa, ordina le nostre tendenze in modo che il loro complesso sia conforme al carattere d’una causa razionale, in altre parole dà una forma razionale all’attività sensibile. Ma mentre nell’attività intellettiva la esperienza non trascende mai la sfera fenomenica ed è sempre ancora, anche nel suo sforzo supremo, un’espressione inadeguata dell’intelligibile, nella vita della ragione la moralità realizza praticamente la forma pura dell’intelligibile, è un contatto pratico con l’intelligibile puro.