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sonetti amorosi 83

XVI


A ZEFIRO


     Oh con che vaghi amorosetti giri,
Zefiro, intorno a piú vezzosa Clori,
rasciugarle fingendo i bei sudori,
lascivo scherzi e lieve ti raggiri!
     Or lei con dolci e tepidi sospiri
mormorando lusinghi; or da’ bei fiori
a le sue guance i piú soavi odori
volando involi insidioso, e spiri.
     Talor de l’aureo crin l’onde lucenti
sparse rincrespi, e poi ricovri, e fuggi
ratto tra ’l bianco velo e ’l bianco seno.
     Felice vento, e ben felice a pieno,
se, benché freddo spirto, ai raggi ardenti
di que’ begli occhi non t’incendi e struggi!


XVII


IL PIANTO E IL RISO


     Qualora o dolce piagne o dolce ride
questa, ch’a riso il pianger mio si prende,
dolce sempre tormenta e dolce offende;
piangendo appaga e poi ridendo uccide.
     Pians’ella e rise, e le due luci infide,
qual per entro le piogge il lampo scende,
come dopo la brina il sol risplende,
turbar a un punto e serenar si vide.
     Begli occhi, che d’umor fonti, e d’ardore
fiamme vibrate ond’arde il paradiso,
acque versate ove si bagna Amore;
     com’esser può ch’io non rimanga ucciso,
se, mentre il pianto unge le piaghe al core,
torna a ferirmi e le rinova il riso?