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sonetti amorosi 81

XII


IL VENTAGLIO DI BIANCHE PIUME


     Lieve è l’aurea catena a tante offese
vendetta, o de la man che ’l latte oscura
emulo e di mia fé candida e pura,
de le piume d’Amor pennuto arnese.
     Tu di colei che nel bel sen t’appese,
stanchi il tenero braccio oltre misura,
lasso! e temprando in lei l’estiva arsura
le fiamme avivi entro ’l mio petto accese.
     Né solo il Sol de’ begli occhi lucenti
agli occhi miei, che non altronde han giorno,
invido ascondi, ingiurioso veli;
     ma, mentre lei lusinghi e l’aere intorno
talor movendo vai, raffreddi e geli
de’ miei spessi sospir l’aure cocenti.


XIII


LA CHIOMA DELLA SUA DONNA SVENTOLATA DALL’AURA


     Aura, che rugiadosa e mattutina
l’alba precorri, e vai di stelo in stelo
scotendo il puro e cristallino gelo
in grembo a’ fior de la cadente brina,
     tu m’alletti e m’affidi e, peregrina,
movendo un lieve e candidetto velo,
qual chiara stella sfavillante in cielo,
una chioma mi spiri aurea divina.
     Ma non però s’espon, non però riede
nel pelago d’Amor l’alma schernita,
ch’a le lusinghe tue dubbie non crede.
     Lasso! e chi sa s’or sei dal mar partita,
ove incauto nocchier, che t’ebbe fede,
spiegò le vele e vi lasciò la vita?

G. B. Marino, Poesie varie. 6