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versi morali e sacri 373

X


NELLA NOTTE DEL NATALE


     — Felice notte, ond’a noi nasce il giorno
di cui mai piú sereno altro non fue,
che fra gli orrori e sotto l’ombre tue
copri quel Sol, ch’a l’altro Sol fa scorno!
     Felici voi, ch’in povero soggiorno,
pigro asinello e mansueto bue,
al pargoletto Dio le membra sue
state a scaldar co’ dolci fiati intorno!
     Felici voi, degnate a tanti orrori,
aride erbette e rustica capanna,
ch’aprir vedete a mezzo ’l verno i fiori! —
     Cosí diceano, a suon di rozza canna,
innanzi al gran Bambin chini, i pastori;
e sudò l’elce e ’l pin nettare e manna.


XI


AI SANTI INNOCENTI


     Martiri generosi, anime belle,
che, fregiati di piaghe aspre e funeste,
quasi prima che ’l sole, ’l ciel vedeste;
giste a calcar, pria che ’l terren, le stelle;
     odorifere piante e tenerelle,
che di salute i primi fior ne deste;
pietre, ch’a la gran fabrica celeste
fuste elette a fondar basi novelle:
     pugnaste giá con barbari furori:
fra i propri pianti e le materne doglie
versaste in un col latte il sangue fuori.
     Or nel trionfo, ch’immortal v’accoglie,
de le vostre vittorie e degli onori
son le fasce squarciate insegne e spoglie.