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versi morali e sacri 367

     Ahi! di cui mi lamento,
forsennata ch’ io fui!
ch’io non devea momento
trar mai, lunge da lui.
Oh mal cauto Giuseppe,
che guardar tanto ben meco non seppe!
     Tu ’l guarda, o sommo Padre,
tu, difensore eterno;
e voi, celesti squadre,
con pietoso governo,
tra le nemiche frodi
del vostro e mio Signor siate custodi! —
     Vergine, a che ti lagni
che ’l tuo ben ti sia tolto?
S’or da lui ti scompagni,
lassa, non andrá molto
ch’andrai mesta e dolente,
sol perché ti sará troppo presente.
     E perché piú, com’oggi,
da te non si divida,
fra solitari poggi
e fra turba omicida,
con immobili piante
staratti affisso ed inchiodato avante.
     Allora in odio avrai
e la luce e la vista,
quand’offrir ti vedrai
imagine sí trista,
senz’alcun’ombra o velo,
se per pietá non la ti copre il cielo.
     Pur langue intanto e manca
a diva Genitrice;
ma ecco, mentre stanca,
tapinella infelice,
a caso al tempio riede,
assiso infra’ rabini il figlio vede.