Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/231


idilli mitologici 219

O padre, o patria, addio!
Scherzi miei vani e folli,
dove per voi son giunta!
Vegghio, è pur vero, e piango,
o pur è sogno ed ombra?
Misera! che, non senza
destin rigido e forte,
questi molli sentieri
il ciel crudo e nemico
valicar mi consente.
Pavento, e m’indovino
non so che d’infelice.
Perduti ho i fior giá còlti,
ed or di perder temo
quel fior, che piú s’apprezza.
Dunque, a l’unica erede
di Fenicia e di Tiro,
o fia sepolcro il mare,
o fia marito un toro?
Oh quanto, oh quanto meglio
torrei d’errar ignuda
tra le leonze irate
e de le membra mie
pascer l’ingorde tigri,
che, di Pasife infame
rinovando in me stessa
l’essempio immondo e sozzo,
de le profane voglie
d’un vilissimo bruto
esser fatta rapina!
Sommo signore e padre
del procelloso mondo,
vaghe ninfe de l’acque,
squamosi umidi numi,
voi dèi, voi tutte dèe,
deh pregate, vi prego.