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idilli mitologici 215

che, ’ngravidato e gonfio
di placid’aura e di secondo vento,
la portava veloce.
Sciolsesi in questa il vago lembo, ond’ella
sovra i cerulei campi
fuor del discinto sen pioggia di rose
seminava per tutto, e, fatta quasi
primavera del mare,
ricamava di fior l’umido letto;
e quel Sol di beltá sul tauro assiso
era a punto qual suole
apparire a’ mortali in Tauro il Sole.
     Scherzavano dintorno
a l’imagine bella,
cui facea specchio il mar tranquillo, accesi
di novo e dolce foco,
anco i gelidi pesci;
ed al chiaro balen, che fería l’onde,
correan bramosi e vaghi
d’imprigionarsi entro l’aurate fila
de la rete del crin lucido e crespo.
Amor con l’ali tese,
precursor del viaggio,
come destrier per fren, traea ridendo
d’una de le sue corde il toro avinto,
e talor per ischerno,
quasi con verga pastoral, con l’arco
oltre, ratto, il cacciava.
Mirò Nereo da lunge
fatta del gran Tonante
una fanciulla auriga,
ed additolla a le marine dèe.
Le nereidi, ballando
sovra i curvi delfini,
con versi fescenini
que’ novelli imenei cantar s’odîro.