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idilli mitologici 179

IV


LA TRASFORMAZIONE DI SIRINGA

EGLOGA.


     Per le folte d’Arcadia amiche selve,
lá presso onde il Liceo la verde fronte
erge a le stelle e donde, alto e superbo,
volge Partenio al sol l’ombrose spalle,
la sua cara Siringa un dí seguia
il mezzo-capro dio: Siringa bella,
che mal vide ed amò, però che, quanto
egli con tutto ’l cor lei segue ed ama,
tanto ella, lui fuggendo, aborre, e segue
de la sua vergin dea l’oneste leggi;
Siringa, giá sí cruda e sí leggiadra,
che ’n tutta forse la selvaggia schiera
altra non fu la piú leggiadra e cruda.
Seguiala il rozzo dio, tutto lascivo
e tutto ingordo a la rapina intento,
dietro lei, che fuggía, cosí dicendo:
     — O bella, o bella mia fiera Siringa,
Siringa, o tu che fuggi, o tu ch’avanzi
di bellezza le belle e di fierezza
le fère stesse; ond’io dir non saprei
se fra mille altre cacciatrici e mille
piú bella Amor di te, né piú rubella
unqua vedesse; a che mi fuggi? ed ove
frettolosa ten vai, sí che non odi
chi t’ama e segue e prega, o bella ninfa?
Non me, lasso, sprezzar, perché mi vegghi
di doppia forma, e che del cinto in giuso
caprigne abbia le membra e rozzo il pelo;