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I


POLIFEMEIDE


1


     — Questo, che d’aspri velli irsuto ciglio
da l’una a l’altra tempia arco mi face;
questo torto baston, ch’a piè mi giace,
d’uman sangue e ferin tutto vermiglio;
     questo mastin, che ’l minaccioso artiglio
sprezza de l’orsa e de la tigre audace,
o ninfa quanto bella empia e fugace,
qual ti move a schernir folle consiglio?
     Misero! ché l’orror del mio sembiante
non fuggi tu, ma ’l giovinetto infido
segui, cui pose Amor l’ali a le piante! —
     E, cosí detto, in sul deserto lido
di Galatea lo sventurato amante
ferí le stelle d’un doglioso strido.