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idilli pastorali 151

queste fronde e quest’erbe?
quai piú lucide perle
de le fresche rugiade e mattutine,
de le candide brine,
che vi semina l’alba, il ciel vi stilla?
Eccoti quivi aperto
un erario pomposo
di gemme non caduche
e d’oro incorrottibile e d’argento,
ch’ogn’ingordo desio può far contento.

FILAURA


L’òr, l’argento e le gemme,
di cui, come signore,
sí larga offerta e libera mi fai,
son pubbliche ricchezze,
da natura a ciascun fatte communi;
e pretend’io d’avervi
altrettanta ragion quanta tu v’hai.
Ma che vuoi far di cosa
la qual non si smaltisce né si spende,
non si compra né vende?
Se ’l bisogno vien mai,
impegnale, se sai!

FILENO


Se cangiar potess’io
in oro il proprio sangue,
come pronto m’avresti
ad appagar la tua vorace sete!
Ma qual oro si trova,
che di valor tante ricchezze agguagli?
Quant’òr volgon tra l’onde
l’Ermo, il Fattolo e ’l Tago,
non pagheria de le tue chiome un filo.
Se questi fiori intorno e queste erbette