Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/146

134 parte terza


FILENO


Vuoi saver ciò ch’io voglia?
Chiedi ciò ch’io mi cheggia? Io voglio, io cheggio
quel che chiede e che vuole
augelletto digiun dal cibo amato,
e dal caro ruscel cervo assetato.

FILAURA


Se di sete e di fame
tanta necessitá ti tiene oppresso,
non lontano è l’armento, il fonte è presso.

FILENO


Altra fame, altra sete
mi divora e distrugge
di quella che tu fingi, ingrata ninfa;
del mio spirto anelante
la famelica brama e sitibonda
ricerca altr’ésca, altr’onda.

FILAURA


Poverello non sano
ama spesso il suo peggio.
E di qual frutto dunque e di qual acqua
cerchi a l’avide voglie
alimento e bevanda?

FILENO


Non so, presso a’ tuoi raggi, o mio bel sole,
s’io favelli o s’io taccia.
Se l’ardir cresce, mancan le parole;
e, s’avampa il desio, la lingua agghiaccia.
Dubbio cosí tra quest’affetto e quello,
né taccio né favello.
Parlerò, tacerò, timido, audace,