Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/113


sonetti amorosi 101

LII


L’ELLERA


     Questa, che ’l busto in mille groppi a l’orno
avinciglia e circonda, edra serpente,
e sí molle dal crin si scote intorno,
lusinghiera del sonno, ombra cadente,
     amar t’insegna, e con altrui sovente
coglier di tue bellezze il fior adorno,
pria ch’egli caggia e de l’etá ridente,
o bella Elpinia mia, tramonti il giorno.
     Perché dunque son io da te negletto,
misero amante, e non, con pari amore,
tu da me sostenuta, io da te stretto?
     Mira come l’abbraccia, e come fore
gli mostra, in segno de l’interno affetto,
anco fin ne le foglie espresso il core.


LIII


LA PASTORELLA IN CITTÀ


     Diman fará col novo sol ritorno,
Elpinia bella, il primo dí di maggio;
ecco le pastorelle il mirto e ’l faggio
spoglian d’ogni lor fregio, e l’elce e l’orno.
     Tu pur con l’altre in sí festivo giorno,
tosto che spunti il mattutino raggio,
a la cittá n’andrai; ma il tuo Selvaggio
qui si riman, pien di tormento e scorno.
     Verran pompose schiere a comprar fiori
d’illustri amanti, e tu superba avrai
fasto e piacer de’ cittadini amori.
     Ahi semplicetta! ahi folle! ancor non sai
ch’Amor va nudo? Ed a che gli ostri e gli ori
cerchi in altrui, se ’n te medesma gli hai?