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90 parte seconda

XXX


A FILLI


     Pur dopo mille pianti e mille preghi,
Filli, cortese il ciel pommiti in braccio;
e ti bacio e mi baci, e ’n dolce laccio
ti stringo e lego, e tu mi stringi e leghi.
     Ma, se pur tanto al mio voler ti pieghi,
end’è che il mio sperar rendi di ghiaccio?
E se, qual vedi, io mi distempro e sfaccio,
perché l’ultima gioia, empia, mi neghi?
     Se del giardin d’Amor presso le porte
m’hai giunto, a che mi scacci? E, se pur m’ami,
perché vietarmi il fin de la mia sorte?
     Lasso! che, mentre a vita mi richiami,
a morir mi conduci; e proprio è morte,
col mostrar l’ésca altrui, crescer le fami.


XXXI


IL PIACERE IMPERFETTO


     Alza costei dal fondo de’ tormenti,
dov’erger l’ali a pena osan le voglie,
promettendo conforto a tante doglie,
le mie speranze debili e cadenti.
     Ma, come Sol che con suoi raggi ardenti
nube in alto solleva e poi la scioglie,
repulsa allor mi dá quando m’accoglie,
e i piú lieti pensier fa piú dolenti.
     Lasso! e perché con placid’aura e lieve
le mie vele omai stanche al porto alletta,
se poi tra’ flutti abbandonar mi deve?
     Cosí suol giocator, che palla aspetta
per ribatterla indietro, e la riceve
sol per spingerla poi con maggior fretta.