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Ulteriori, ma meno sonori interventi censorii sono:

VI 55 . 3 XI 194, 7

XIV All.

XIV 36, 4

(Caravaggio) Creator piú che pittore

V : « facitor »

Né può però Vistessa Onnipotenza a l’altrui volontá far violenza

V : « né vuol * (scapitandone il bisticcio « eretico ») il divino sdegno [...] non può fare di non intenerirsi quando vede patire per bontá l’innocenza

V : « il rigore del divino sdegno, il quale (secondo il nostro modo di vedere) suole intenerirsi »

lecita è la menzogna anco talvolta X : « leggiera *

Un caso a prima vista alquanto strano parrebbe quello di Vili, 4:

Di Poema moral gravi concetti udir non speri Hipocrisia ritrosa V : « non speri udir *

dove non si riuscirebbe a rendersi conto del perché di questa inversione, non fosse che, in un’altra edizione del poema, curata postuma dallo Scaglia (1626), il verso suona

non speri ridir Simulazion ritrosa

Sappiamo dalla Allegoria del XVI dello scarso favore goduto presso il censore dal vocabolo « ipocrisia » (nel c. XX perfino il cavallo detto l’« Hipocrito », per via del manto « color del cilicio », dovrá, per V, mutar nome e chiamarsi, anche lui, « Simulatore » [343, 4]); e la spiegazione ce la dá lo Stigliani: «Il chiamare Ippocrito un cavallo per caggion del pelame bigio viene ad essere verso l’onorata Religion di San Francesco una tacita maldicenza ». L’accusa di ipocrisia era rivolta ai francescani. (Nel caso di Vili 4, la correzione, in V, era rimasta evidentemente a mezzo e l’ipocrisia restata al suo posto).

Per minuzia: quando Feronia si esibisce oscenamente ad Adone dichiarando Ecco t’apro il tesor del Paradiso (XIII 99, 4) V ricorre ai soliti puntini, in rima; una fede minuscola è rimessa in trono (si avverta che V è normalmente avara di quelle maiuscole elative tanto care alla pompa seicentesca) (XVII 175, 2); viceversa, una Provvidenza eterna di P è laicizzata in minuscola (e si veda ancora la concomitanza col