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487.— Guarda — dicea — nel mezo, e vedrai pria
d’uno in tre Gigli la mutata insegna.
Tal qual è, sará sempre in tua balía,
mentre il peso mortai l’alma sostegna.
Da indi in poi custode il Ciel ne fia
fin che ’l gran Clodoveo nel mondo vegna.
Per miracolo allor lo scudo istesso
fia di novo a la terra ancor concesso.

488.Volgiti al cerchio poi del ricco arnese,
e mira quante imagini v’ha sculte.
Son de’ tuoi gran Borbon le chiare imprese,
che sotto oscuro vel giacciono occulte,
fin ch’un tanto splendor fatto palese
da le penne piú nobili e piú culte
in quanto l’Ocean bagna e circonda,
per mille lustri illustre, i rai diffonda.

489.Xel Gallico terreno, ancor ch’angusto
sia quasi tutto a tal legnaggio il mondo,
in cotal guisa di quel ceppo augusto
fia radicato il gran pedal fecondo
che giá mai quercia il suo robusto busto
non piantò sí nel piú profondo fondo.
Tronco, cui non fia mai che vento crolli,
fertile di radici e di rampolli.

490.Per conoscer a pien qual sia la pianta,
basta solo assaggiarne un frutto o dui.
Questa però di frutti ha copia tanta
che ne confonde e ne satolla altrui;
e come l’arbor d’oro, onde si vanta
l’Hesperia, abonda sí de’ pomi sui
che chi la scote per carpirne un solo
ne fa mille talor piovere al suolo.