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427.Austrasio intanto l’essortò parlando
la ria costuma a cancellar del regno
e le rubelle a richiamar dal bando,
ché ben ebber cagion di giusto sdegno.
Disse ch’abominabile e nefando,
di civiltá, d’umanitate indegno
era il rigor di quella legge dura,
contraria al Cielo, al mondo, ed a Natura.

428.Con piú d’una ragion faconda e saggia
mostrò quanto infelice è quella Donna,
la qual se stessa e l’Universo oltraggia
vivendo senza l’uom, ch’è sua colonna;
e ch’egli è ritrosia troppo selvaggia,
quasi di Fera alpestra avolta in gonna,
voler che s’aborrisca e si detesti
il bel trastuí degli abbracciali onesti.

429.Soggiunse ancor, che ’l proibire al mondo
il maritai diletto era un delitto,
ch’a conservarlo e renderlo fecondo
fu da le stelle e dagli Dei prescritto;
e chi s’astien da quel piacer giocondo
nega a Natura il suo devuto dritto,
anzi mentre ch’Amor disdegna e fugge,
l’umana specie in quanto a sé distrugge.

430.Segui di piú, che se le loro antiche
per qualch’ira privata odiár gli sposi,
non devean l’altre poi sempre nemiche
mostrarsi ai dolci altrui vezzi amorosi,
né ridursi a durar tante fatiche,
nate solo ai domestici riposi,
arando i campi, e coltivando gli orti,
ch’eran propri mestier de’ lor consorti.