Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/730


GLI SPETTACOLI

7 2 4

403.L’afflitta Citherea, quando il bel viso
si discoverse, ancor ch’alquanto smorto,
arse a un punto e gelò, ché le fu aviso
di rivedere il caro Adon risorto.
Ma che direm del fulmine improviso
che si sente nel cor, poi che l’ha scorto,
la Giovane superba al primo instante?
Quel che mai piú non le successe avante.

404.S’a lui spezzossi entro la destra il brando,
a lei si spezza il core in mezo al petto:
né meno il cupid’occhio in lui fermando,
perde le forze a quel novello oggetto.
Giá comincia a gustar, ratto cangiando
ne la guancia color, ne l’alma affetto,
le dolci amaritudini del core,
le dolcezze amarissime d’Amore.

405.Dialogi di sguardi e di sospiri,
che quinci e quindi ad incontrar si vanno,
reflessi di pensieri e di desiri
un bel muto concento insieme fanno.
Ma l’un, che l’altra per maggior martiri
armata tuttavia scorge a suo danno,
pur come in atto di ferir l’aspetti,
ripiglia il favellar con questi detti:

406.— Io vo’ morir, ma volentier saprei
l’alta cagione onde ’l mio mal procede.
O Donna o Dea, se sí spietata sei
ch’offender vogli pur chi pietá chiede,
deh fammi noto almen chi sia colei
che la pace mi nega e la mercede.
Poi mi fia dolce e cara ogni ferita,
morendo per le man de la mia vita.