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GLI SPETTACOLI

Né piú grate fattezze e signorili
quel de l’Aurora in Oriente ha forse;
né con piú baldanzosi atti gentili
il famoso Arione in Thebe corse.

Vergin non mai si lunghi o sí sottili
in trecce e ’n groppi i suoi cappèlli attorse,
sí come molli e delicate ei spiega
le belle sete, e ’n nastro d’òr le lega.

Fama è ch’avendo il Sol, giunto a l’Occaso,
disciolto il carro in su l’arena Ibera,
del seme di Piroo concetto a caso
partorillo del Tago una destriera.

Partita con bel tratto in fin al naso
ha di bianco la fronte, alquanto nera,
e di vaghi coturni innargentati
tutti fin al ginocchio i piè calzati

Il resto di gran pezze ha vario il manto,
quasi per arte a piú color tessute;
e ’l bel candor, che toglie a l’Alpi il vanto
quando al Verno maggior son piú canute,
seminato di bigio è tuttoquanto
in spesse stelle, e ’n gocciole minute.
Eccetto il capo, il piè, la coda e ’l crine,
spruzzato par di ceneri e di brine.

Giá giá si move, e fuor del folto stuolo
del cor disfoga i generosi ardori.

Ecco lievi ondeggiar per l’aria a volo
del cimier bianco i tremolanti albori.

Par l’aura il porti: a pena liba il suolo,
e ’l suo Duce conduce a sommi onori,
lá dove per valor piú che per sorte
rompe il saldo troncon col braccio forte. —