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GLI SPETTACOLI

339.A suon di tamburini e di trombette,
lo cui strepito rauco il Ciel assorda,
tre volte e quattro intorno egli il rimette
ed al pronto ubbidir l’aiuto accorda,
sempre applicando ai salti, a le corvette,
col dolce impero de l’agevol corda,
de la gamba, del piede, e del tallone
or la polpa, or la staffa, ed or lo sprone.

340.Talor l’arresta, di saltar giá lasso,
e nel raccòrlo, imprime orma sovr’orma.
Poi di novo il volteggia a salto e passo,
mutando a un punto e disciplina e norma;
e mentre va con repolon piú basso
terra terra serpendo, un cerchio forma.
Chiunque il mira, al variar stupisce
di tanti e tali e giramenti e bisce.

341.Spesso gli fa, si come cionco o zoppo,
o questo o quello alzar de le due braccia,
e dandogli un leggier mezo galoppo,
sovra tre piedi or quinci or quindi il caccia.
Fermo nel centro alfin con un bel groppo
di saltetti minuti, alza la faccia,
e ’l fa davante al tribunal divino
inginocchiar con reverente inchino.

342.Per non troppo stancarlo, ancor che tutto
sia foco, e tutto spirto, e tutto nervo,
e perché sa ch’è per usanza instrutto
piú ch’ai corso al maneggio, accenna al servo,
ch’un n’ha piú fresco e riposato addutto,
ma disfrenato, indocile, e protervo.
La coda, il crin, la gamba, il capo e ’l viso
solo ha di nero, il rimanente è griso.