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331.Di genitrice Ispana e padre Moro
regge un destrier, ch’agli atti è foco e vento.
La groppa, il capo e tutto il resto ha d’oro,
fuor che ’l sinistro piè, che sembra argento;
e de la bardatura il bel lavoro
pur d’oro è tutto, e d’oro il guernimento,
d’oro le staffe, e d’oro il fren spumante,
e d’or porta calzate anco le piante.

332.Del Cavalier che lo cavalca e doma
è l’occhio destro, e ’l fior de la sua stalla.
Ei stesso il pasce, e Francalancia il noma
perché dal dritto corso unqua non falla.
Vedesi insuperbir sotto la soma,
lieto del peso che sostiene in spalla,
cavar spesso l’arena, e l’or lucente
del fren sonoro essercitar col dente.

333.Senza mutar cavallo o prender fiato
questi l’uom finto in tre carriere assale,
e ben tre volte in lui del pin ferrato
rompe fin a la resta il tronco frale;
e ne la terza ha piú secondo il fato,
e fa colpo miglior con forza eguale.
Ne la buffa gli dá presso la vasta,
sí che tre botte in una botta acquista.

334.Fuor de la lizza ei s’è ritratto a pena,
quand’ecco in giubba d’or contesta a maglie
giostrator novo. Un corsier falbo affrena,
bravo e di sommo ardir ne le battaglie.
Su la cresta de l’elmo ha la Sirena,
tutta squamosa di dorate scaglie.
Quel che s’imbraccia da la parte manca,
con tre gran fasce l’incarnato imbianca.