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327.Un fusto intier di frassino silvestre,
per far buon colpo, a bella posta elegge.
Prima sei reca in man dal fianco destro,
poi tra via l’alza, e ’n su la destra il regge.
Ma qual braccio poria forte e maestro
piegarlo pur, non che ridurlo in schegge?
Tre volte corre, e ’l Saracin percote,
ma quel duro troncon romper non potè.

328.Ed ecco dopo lui vi comparisce
altro stranier, che ’l popol folto allarga.
Nel suo volto e negli anni Aprii fiorisce,
par che raggi d’Amor per tutto sparga.
Per obliquo ha costui tre meze strisce
di lucid’or ne la purpurea targa,
e su l’elmetto, ch’è di salda tempra,
la Fenice immortai quando s’insempra.

329.Non solo eterne in questa esprime l’opre
del proprio singoiar pregio e valore,
ma de la Donna sua la beltá scopre,
ch’è del mio bel Sebeto unico onore.
Di morato satí l’armi ricopre,
color gentil, che pur dinota Amore,
in foggia di mandiglia, o di guarnacca,
che con bottoni di rubin s’attacca.

330.Io non so dir, se quel superbo arnese
di tanti fregi e sí pomposi adorno,
giá dal nobil Signor del bel paese,
a cui fan UAlpi ampia corona intorno,
al gran Monarca del valor francese
donato giá nel trionfai ritorno,
fusse tal, ch’agguagliar potesse in parte
di questa spoglia o la ricchezza, o l’arte.

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