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131.Schivato il colpo, e col suo destro braccio
preso de l’aversario il braccio manco,
quasi legato da tenace laccio,
gliel’imprigiona e l’attraversa al fianco.
Tenta ben l’altro uscir di quell’impaccio,
ma perch’è greve, e travagliato e stanco,
ceder gli è forza, e nel colpire a vóto
è tirato a cader dal proprio moto.

132.Tutto in un tempo ei gli passò sfuggendo
sotto l’ascella, e gli s’avinse al collo,
e con le mani il gran ventre cingendo
gli saltò su le terga e circondollo,
in guisa tal che ’nginocchion cadendo
quei venne a terra, e non potea dar crollo.
Pur con sí fatto sforzo alfin si torse
che ouasi in Diedi libero risorse.

133.E con quel dimenar diè sí grand’urto
al destro assalitor che l’avea cinto,
ch’a l’improviso allor còlto, e di furto,
fu per cadérne anch’egli, indietro spinto.
Ma pria ch’a pien disciolto e ’n piè risurto
fusse l’altier, giá poco men che vinto,
il quasi vincitor de la contesa
non fu giá lento a rattaccar la presa.

134.Robustamente con le braccia il lega,
con le corna il ferisce a capo chino,
e ’l ginocchio di dietro, ove si piega,
batte in un punto col tallon caprino,
e tanta forza ad atterrarlo impiega
che lo costringe a traboccar supino.
Far non potè però, quando l’oppresse,
ch’ancor sovra il caduto ei non cadesse.