Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/661



127.Poi ch’ei piú volte ha circondato il piano,
le gambe allarga e ferma i piedi in terra,
le spalle incurva, e l’una e l’altra mano
distende innanzi, accinto a nova guerra.
Con minaccioso scherno il fier Villano
sorride, e contro lui ratto si serra,
e con un braccio il piú forte che potè
di sovra la collottola il percote.

128.Quasi duro bastone o grossa trave
parve battesse al Satiro la fronte,
e stordito restò dal picchio grave,
pur come addosso gli cadesse un monte.
Ma si riscote intanto, e perché pavé
d’un nemico sí fier l’offese e l’onte,
cerca di prevaler sagace e scaltro
con stratagemi e con cautele a l’altro.

129.Mostrò forte dolersi, e d’aver rotta
la testa e di cader quasi s’infinse,
onde colui per dargli un’altra botta,
scioccamente ridendo, oltre si spinse,
e credendo omai vinta aver la lotta,
senza riguardo alcun seco si strinse:
ma tutto in se medesmo ei si raccolse,
ed aspettar quell’impeto non vòlse.

130.Mentre Corteccio con l’ardir c’ha preso
risoluto ritorna a la battaglia,
e la seconda volta il braccio steso,
per di novo ferirlo a lui si scaglia,
la fronte abbassa, e pria che l’abbia offeso
gli entra di sotto, e fa che ’nvan l’assaglia,
e dá loco a la furia, e la ruina
del colpo irreparabile declina.