Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/357



139.Benedicati il Cielo e chi lo scrisse,
o sacro Fior, che tanta gloria godi;
e i fiori, in cui de’ Regi i nomi disse
leggersi antica Musa, or piú non lodi.
Chi vide mai, che ’n prato alcun fiorisse
Primavera di spine, e lance, e chiodi?
e che tra mostri al Redentor rubelli
pullulasser co’ fiori i suoi flagelli?

140.In India no, ma ne’ giardin celesti
portasti i primi semi a’ tuoi natali
tu, che del tuo gran Re tragici e mesti
spieghi in picciol teatro i funerali.
Xe l’orto di Giudea (credo) nascesti
da que’ vermigli e tepidi canali,
che gli Olivi irrigaro, ov’egli essangue
angosciose sudò stille di sangue.

141.Ahi qual pennello in te dolce e pietoso
trattò la man del gran Pittore eterno?
e con qual minio vivo e sanguinoso
ogni suo strazio espresse, ed ogni scherno?
di quai fregi mirabili pomposo
al Sol piú caldo, al piú gelato verno
dentro le tue misteriose foglie
spieghi l’altrui salute, e le sue doglie?

142.Qualor bagnato da’ notturni geli
con muta lingua, e taciturna voce,
anzi con liete lagrime riveli
de’ tuoi fieri trofei l’istoria atroce,
e rappresenti ambizioso ai Cieli
l’aspra memoria de l’orribil Croce,
per gran pietate il tuo funesto riso
dá materia di pianto al Paradiso.