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119.Quindi s’apre la porta e lo spiraglio
del senso interno a l’ultime radici,
lá dove a guisa di forato vaglio
una parte sovrasta a le narici.
L’altra è spugnosa, e con sottile intaglio
è destinata a necessari uffici,
che qual pomice o fongo avendo i fóri,
rompe l’aere alterato entro 1 suoi pori.

120.È la spugna del cranio umida, e tale
che d’ogni arida cosa assorbe i fiati,
traendo a sé la qualitá reale
degli oggetti soavi ed odorati.
Passa il caldo vapore, e in alto sale
ai ventricoli suoi per duo meati,
che non si serran mai, tal che con esso
l’aere insieme e lo spirto han sempre ingresso.

121.Ma tra risi e piacer fra por non deggio
di severa dottrina alti sermoni,
però ch’a la tua Dea su i fianchi io veggio
di pungente desio fervidi sproni;
e del mio dir questo fiorito seggio
soggiungerá la prova a le ragioni.
Senti auretta che spira. — In cotal guisa
l’arguto Dio col belLAdon divisa.

122.De’ fioriti viali in lunghi tratti
mirando van le prospettive ombrose,
ne’ cui margini a fil tirati e fatti
miniere di rubini apron le rose.
Stan disposti ne’ quadri i fiori intatti
con leggiadre pitture ed ingegnose,
e di forme diverse e color vari
con mille odori abbagliano le nari.