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103.Quanto essalan di grato Hibla e Pancaia,
quanto l’Hidaspe di lontan ne spira,
quanto 11’accoglie giunto a la vecchiaia
l’Arabo augel ne l’odorata pira,
tutto qui spargi, acciò che degno appaia
di lei ciò ch’ella sente, e ciò che mira.
Fa’ ch’animate di fiorita messe
godan del tuo favor le selci istesse.

104.lutto per questi piani e questi poggi
prodigo il tuo tesor diffondi e sciogli,
e qual rupe piú sterile fa’ ch’oggi
a’ tuoi fecondi spiriti germogli;
nude, non ch’ella volentier v’alloggi,
ma d’ordirvi ghirlande anco s’invogli:
e i nostri fior da que’ celesti diti
possano meritar d’esser carpiti. —

103.Scote a quel dir le piume a piú colori
tutto di fresco nèttare stillante
de la vezzosa e leggiadretta Clori,
sorto dal seggio suo, l’alato amante:
Clori Ninfa de’ prati e Dea de’ fiori,
de’ lidi Canopei grata abitante.
Spargendo fior da la purpurea stola
sempre il segue costei, dovunque ei vola.

106.La gonna che la copre è tutta ordita
d’un drappo che si cangia ad ora ad ora.
De l’augel di Ciprigna il collo imita
quando ai raggi del Sol si trascolora.
Di simil manto comparir vestita
suole agli occhi d’April la bella Flora,
fai fra Tumide nubi il curvo velo
spande a le prime piogge Iride in cielo.