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79.Qui tace, ed ecco per l’erbosa chiostra
da lor non lunge, emulator del prato,
la di se stesso ambiziosa mostra
l’occhiuto augel di piú color fregiato;
e del bel lembo, che s’indora e inostra
di fiori incorrottibili gemmato,
dilettoso spettacolo a chi ’l mira,
un piú vago Giardin dietro si tira.

80.Per ventura in quel punto a punto avenne
ch’a le leggiadre sue spoglie diverse
la bella coppia si rivolse, e tenne
per vaghezza le luci in lui converse.
Ond’egli allor de le sue ricche penne
il superbo gemmaio in giro aperse,
ed allargò, quasi corona altera,
de’ suoi tant’occhi la stellata sfera.

81.— Di quest’augel pomposo e vaneggiante —
disse Venere allor — parla ciascuno.
Dicon ch’ei fu Pastor, che ’n tal sembiante
cangiò la forma, e cosí crede alcuno.
Che la Giovenca de l’infido amante
a guardar con cent’occhi il pose Giuno;
e che quantunque a vigilar accorto,
lu da Mercurio addormentato, e morto.

82.Contan che gli occhi, onde sen giva altero,
ne le piume gli affisse ancor Giunone;
ed è voce vulgar, che ’l suo primiero
nome fuss’Argo, il qual fu poi Pavone.
Or de la cosa io vo’ narrarti il vero,
diverso assai da questa opinione.
Gli umani ingegni quando piú non sanno
favole tali ad inventar si dánno.