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35.Ed a guisa di Sole, acciò ch’aprisse,
emulo a l’altro, al picciol mondo il giorno,
qual corona di raggi, anco v’affisse
sottilissime sete intorno intorno.
Xel curvo globo l’Iride descrisse,
c’ha di smalti celesti un fregio adorno,
e temprati di limpidi zaffiri
vi dipinse nel mezo i sommi giri.

36.Questi de l’alma son balconi e porte,
indici fidi, oracoli veraci,
de la dubbia ragion secure scorte,
e de l’oscura mente accese faci.
Son lingue del pensier pronte ed accorte,
e del muto desir messi loquaci;
geroglifici e libri, ov’altri potè
de’ secreti del cor legger le note.

37.Vivi specchi sereni, onde traspare
quanto il cupo del petto in sé ristringe,
e dove in guise manifeste e chiare
ogni suo affetto l’anima dipinge.
I ridenti piacer, le doglie amare
vi scopre, or d’ira, or di pietá gli tinge;
e (ciò ch’è piú) visibilmente in essi
son del foco d’Amor gl’incendii espressi.

38.E perché ’l primo strai ch’aventi l’arco
di quell’alato Arcier dagli occhi viene,
per questo il primo grado, il primo varco
del Giardino d’Amor la Vista ottiene.
Quinci potrai, giá d’ogni dubbio scarco,
il mistero (cred’io) comprender bene
del ministro gentil che guarda il vallo,
degli augei, de la fera, e del cristallo. —