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7.Infiora il lembo di quel gran Palagio
spazioso Giardin, mirabil Orto.
Miseria mai, né mai v’entrò Disagio,
v’han Delizie ed Amori ozio e diporto.
Colá senza temer fato malvagio
Venere bella il bel fanciullo ha scòrto,
cangiando il Ciel con quel felice loco
che sembra il Cielo, o cede al Ciel di poco.

8.— Non pensar tu, che senza alto disegno —
disse vólto Mercurio al bell’Adone —
fondata abbia Ciprigna entro il suo regno
questa sí vaga e florida magione;
ch’intelletto divin, celeste ingegno
nulla a caso giá mai forma o dispone.
Misterioso il suo edificio tutto
a sembianza de l’Uomo è qui costrutto.

9.Del corpo uman la nobile struttura
in se medesma ha simmetria cotanta,
ch’è regola infallibile e misura
di quanto il Ciel con l’ampio tetto ammanta.
Tal fra gli altri animali il fe’ Natura
che solo siede, e sol dritto si pianta;
e come l’alma eccede ogni altra forma,
cosí d’ogni altro corpo il corpo è norma.

10.Le meraviglie che comprende e serra
non son possenti ad agguagliar parole.
Né nave in onda, né palagio in terra,
né teatro, né tempio è sotto il Sole,
né v’ha machina in pace, ordigno in guerra,
che non tragga il model da questa mole.
Trovano in sí perfetta architettura
il compasso e lo squadro ogni figura.