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carme autobiografico. 71

del Manzoni e del Pagani, avendo poi, allora per l’appunto passato, com’ei diceva: «due mezze giornate in paradiso,» o sia, nella villa dell’amico Manzoni a Brusuglio, scrivendo nel giorno stesso al Pagani, gli fa il ritratto della signora Beccaria: «Che dirotti di sua madre? Mi palpitava il cuore nel viaggio pel desiderio di conoscere una tal donna, che io già amava e venerava come quella che forma la felicità del nostro Manzoni, e da quanto vidi non posso ingannarmi che l’uno formi la contentezza dell’altro, perchè nulla è tra loro di segreto: l’uno a vicenda ambisce di prevenire i desiderii dell’altro, e si protestano l’un dell’altro indivisibili. Tu trovi in lei una donna, cui, non mancando alcuna delle vere grazie che adornano una donna, è dato un senno maschio ed una facile quanto soave ed affettuosa parola; è poi nel discorso tutta sentimento; ma quel che più attrae l’ammirazione, è il vedere queste prerogative d’ingegno e di cuore accompagnate da modestissimo contegno e spoglie affatto d’ogni donnesco, benchè minimo pettegolezzo; mi pare insomma che essa si assomigli perfettamente a quello che ce la rappresentavano le sue lettere a te e al sempre caro e adorabile Arese, quando le leggevamo insieme. Che bella coppia è mai quella! In verità, io credo non si possa pregare miglior cosa ad un uomo che di avere una tal madre o un simile padre!»

Ma è pure unica la fortuna di una donna, la quale abbia avuto per padre un Cesare Beccaria1 e per


  1. Quando, nel 1793, il Beccaria morì, il Manzoni si trovava in collegio, e contava appena otto anni. Non pare ch’egli abbia