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278 il manzoni e la critica.

Il Sismondi, contro il quale il Manzoni avea composto il suo libro sopra la Morale cattolica, scrivendo nel 1829, da Ginevra, a Camillo Ugoni, esprimevasi in questi termini sopra il Manzoni: «Je suis enchanté d’apprendre que vous préparez une nouvelle édition de ses œuvres; c’est un homme d’un beau talent et d’un noble caractère. J’apprends avec bien de chagrin qu’au lieu de préparer quelque nouvel ouvrage dans le genre du roman historique dont il a fait un présent à l’Italie, il écrit au contraire un grand livre contre ce genre d’ouvrages. Il y avait da génie dans ses Promessi Sposi, il y avait en mème temps l’exemple du genre de lecture qui peut, en dépit de la censure, faire l’impression la plus générale et la plus utile sur le public italien.»1

Ma il Manzoni doveva essere originale in tutto; egli avea promesso a vent’anni di mirar sempre alla

  1. Il poeta Niccolini che lagnavasi di essere santamente abborrito dal Manzoni, cosa non vera, poichè il Manzoni non odiava alcuno e faceva invece grande stima del Niccolini, n 1 confessava pur tuttavia che un solo scrittore italiano avea potenza di farlo pensare, e che questo solo era il Manzoni. In bocca d’un rivale una tale confessione è preziosa e dice molto. Ma il Manzoni faceva pensare, perchè pensava sempre, prima di dire o di fare checchessia; anzi egli pensava troppo. Le sue parole avevano tutte un gran senso: ond’è veramente a dolersi che tante siano volate via, senza che alcuno abbia provveduto a raccoglierle ed a metterle insieme. Una vita di ottantotto anni, de’ quali più di settanta vissuti con una piena coscienza di sè, con una ferma volontà diretta ad un alto segno, piena di alti pensieri, quanto sarebbe istruttiva se si potesse conoscere intimamente!
  1. Parlando il Manzoni delle tragedie del Niccolini al professor Corrado Gargiolli che gli dedicava un volume delle tragedie niccoliniane, gli scriveva: «La minore delle mie inferiorità rispetto al Niccolini come autore di tragedie è nel numero.»