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il manzoni a scuola. 25

nelle vene; gli si accostò, gli pose sulla guancia leggermente due dita, come per carezzarlo, ma dicendogli con voce grossa: «E di queste ne farete a meno?» come se lo avesse percosso ferocemente. Il Manzoni, come assicura lo Stoppani e come si può ben credere, rimase «profondamente colpito da tanta mitezza, e ne parlava ancora con vera compiacenza quasi 70 anni più tardi.»

Ma la via crucis de’ collegi non era ancora finita pel nostro piccolo proscritto. Verso il suo tredicesimo anno, lasciati i Somaschi di Lugano, egli veniva raccomandato ai Barnabiti del Collegio di Castellazzo, poscia a quelli del Collegio de’ Nobili di Milano; e qui sebbene egli n’abbia poi detto un gran male nei noti versi In morte di Carlo Imbonati, nacque e si rivelò fra il tredicesimo e il quindicesimo anno il suo genio poetico, o per lo meno, la sua felice attitudine al poetare.1

  1. «I locali del sozzo ovile (scrive Carlo Morbio, che fu egli pure alunno nel Collegio de’ Nobili) non avevano subìto cambiamento importante dall’epoca in cui fuvvi Manzoni; così almeno assicuravano i vecchi del Collegio, che si ricordavano benissimo del vispo e caro Don Alessandro o Lisandrino. Verso la seconda corte ed i giardini, il Collegio spiegava un aspetto grandioso, ma melanconico e severo. Nell’interno, ampi eranvi i corridoi e le camerate. Era, per dir così, la fronte d’un vasto caseggiato, che non venne poi condotto a compimento. Verso il Naviglio poi l’Imperiale Collegio presentava una fronte ignobile e bassa. Gli alti pioppi di quella seconda corte già avevano ombreggiato il capo del giovane Poeta, il cui ritratto ad olio, grande al vero, stava appeso fra quelli dei più distinti allievi (Principi) del Collegio. È quindi troppo assoluta la sentenza della signora Dupin che i ritratti di Manzoni giovane sarebbero apocrifi. Questo all’incontro è bene autentico e genuino. È anche fama che a vent’anni Manzoni