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i promessi sposi. 259

rispaventarsi, «Ho promesso e non mi ritiro. Ma vedete come mi avete fatto promettere. Dio non voglia....» — «Perchè volete far de’ cattivi augurii, Lucia? Dio sa che non facciam male a nessuno.» — «Promettetemi almeno che questa sarà l’ultima.» — «Ve lo prometto, da povero figliuolo.» — «Ma questa volta, mantenete poi,» disse Agnese. — Qui l’Autore confessa di non sapere un’altra cosa; se Lucia fosse, in tutto e per tutto, malcontenta d’essere stata spinta ad acconsentire. Noi lasciamo, come lui, la cosa in dubbio.1

La persona dell’Autore viene, per lo più, ad accrescere la forza de’ sentimenti de’ suoi personaggi; a colorirli più gagliardamente; occorreva un grande poeta per far così commovente l’addio di Lucia ai suoi monti, occorreva un buon patriotta per far sen-

  1. Enrichetta Blondel, moglie del Manzoni, morì cinque anni dopo la pubblicazione dei Promessi Sposi nel 1833, e il Manzoni ne rimase per lungo tempo inconsolabile. Il Tommaseo ricordava, in proposito, un aneddoto commovente: «Il Manzoni era a Stresa per assistere all’agonìa dell’amico Antonio Rosmini; e fu soggetto d’ammirazione agli astanti la venerazione figliale di lui più vecchio ed il cordoglio di quella morte; e io posso dire quanto profondamente (non parendo ai profani) egli sentisse i dolori. Rincontratomi seco a Stresa, e caduto il discorso su Virgilio (religione dell’anima sua) rammentando io quel sovrano concetto d’Evandro: Tuque o sanctissima coniux, felix morte tua, egli continuava la citazione: neque in hunc servata dolorem, accompagnandola coll’atto del viso e della mano abbandonata sul ginocchio, e sentì la diletta e venerata sua moglie, la sua ispiratrice, della quale consunta da lento languore ei diceva con parole degne di chi ci ritrasse Ermengarda morente: — Tutti i dì la offro a Dio, e tutti i dì gliela chieggo. — Veggasi pure quanto scrive in proposito il professor Prina nel suo diligente Studio biografico sopra il Manzoni.