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210 intermezzo lirico:

trafugasse e trafugato lo divulgasse; onde il Manzoni poteva poi dire con la sua consueta maliziosa bonarietà, ch’egli il Cinque Maggio non l’aveva proprio stampato mai, non avendone mai avuto il tempo, poichè quella Polizia che ne avea proibita la stampa, si era essa data briga di farlo divulgare, tanto che usci la versione tedesca del Goethe prima che ne fosse conosciuta alcuna edizione italiana. Ogni grande scrittore ha nella sua vita il suo momento epico; il Manzoni lodato dal Goethe che canta Napoleone, dovette sentire tutta la potenza del suo genio poetico, e ch’egli, in quel punto, dominava veramente le altezze:

Lui sfolgorante in soglio
Vide il mio genio e tacque.


L’io Manzoniano qui appare potente come in quei forse già da me notato, forse più ambizioso di qualsiasi più audace affermazione:

E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.


Il Cinque Maggio è il degno epilogo poetico di una grande epopea storica, tanto più grande e più eloquente in bocca d’un poeta che poteva, con fiero e legittimo orgoglio, quasi unico tra i poeti italiani e francesi del suo tempo, dirsi innanzi alla memoria di Napoleone

Vergin di servo encomio,
E di codardo oltraggio,


quantunque la notizia che abbiamo ora di una Canzone antinapoleonica, non codarda certamente e non