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la nobiltà del manzoni. 17

duti dai loro titoli di nobiltà e dalla loro antica potenza. Avevano dominato una volta con la forza. La fortuna d’Italia volle che col sangue dei Manzoni, che la tradizione ci rappresenta quali uomini violenti, si mescolasse un giorno un sangue più gentile, e che, per gli ufficii dell’economista Pietro Verri e, come vuolsi, del poeta Giuseppe Parini, l’illustre marchese Cesare Beccaria sposasse un giorno la non ricca, ma bella, giovine ed intelligente sua figlia Giulia al proprietario del Caleotto, a Don Pietro Manzoni, uomo intorno alla cinquantina; e che da quelle nozze fra una nobile fanciulla milanese ed un grosso signorotto di provincia, il 7 marzo dell’anno 1785, nella città di Milano, nascesse un figlio.

Se mi si domandasse ora qual conto il nostro Poeta facesse della sua origine nobilesca, mi troverei alquanto imbarazzato a rispondere. Nel suo discorso, nel suo contegno, tutto pareva in lui signorile; ma, nel tempo stesso, egli si adoprava a riuscir uomo semplice ed alla mano.1 Forse in gioventù aveano desiderato dargli una educazione più aristocratica che la sua vera condizione di nobile decaduto non comportasse; Don Pietro Manzoni, uomo alquanto mate-

  1. Quanto alla fisionomia del Manzoni, non si potrebbe tuttavia dire che essa avesse un carattere diverso da quello de’ popolani di Lecco, ove, come me ne assicura il prof. Stoppani, s’incontrano spesso contadini, alla vista de’ quali vien voglia di gridare: — Ecco il Manzoni. —  Cade quindi l’indiscreta ciarla nata in Milano, per cui si suppose possibile che il Manzoni fosse figlio dell’Imbonati, ciarla, alla quale alludeva forse il verso del noto Carme giovanile, In morte dell'Imbonati: Contro il mio nome armaro L’operosa calunnia.
     A. De Gubernatis. 2