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Pagina:Manzoni.djvu/185


il manzoni unitario. 183

si compone di soli diciotto fogli; al nostro scopo, che è quello di mostrare quale concetto civile e politico il Manzoni si faceva della letteratura, basterà qui il riferirne, poichè la gentilezza e la memoria di un amico ci aiuta, alcuni saggi che il Manzoni stesso veniva leggendo ai più intimi ed assidui suoi frequentatori. Di Dante che voleva l’unità con Arrigo di Lussemborgo, il Manzoni scriveva: «Dante, il grande e infelice Italiano, che cercava in una qualche forza viva il mezzo di ottenere l’unità, credette di poterlo trovare nell’Impero. Ma, per verità, sarebbe difficile il decidere se questo sarebbe stato meno atto a crearla davvero o a mantenerla.» Il Manzoni ammirava il Piemonte e sperava molto da esso; perciò lasciò scritto: «La concordia nata nel 1849 tra il giovane Re di codesta estrema parte della patria comune e il suo popolo ristretto d’allora, fu la prima cagione di una tale indipendenza; poichè fu essa, e essa sola, che rese possibile anche il generoso e non mai abbastanza riconosciuto aiuto straniero; e essa sola che fece rimaner privi d’effetto gli sforzi opposti della Potenza allora prevalente in Italia, e fatalmente avversa a questa indipendenza.» Ma il Manzoni voleva il Piemonte italiano, non già l’Italia piemontese, e ancora meno l’Italia esclusa dal Piemonte o il Piemonte dall’Italia. Perciò quando il Piemonte formava con la Sardegna un regno separato, e l’Accademia delle Scienze, la quale soleva aggregarsi come Accademici stranieri gl’illustri Italiani delle altre provincie, nel 1833 eleggeva Accademico straniero il Manzoni, questi, rifiutando un tale onore, rispondeva al Presidente dell’Accademia conte Prospero