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148 il manzoni a brusuglio.

rore che il Tosi consigliava il Manzoni a mettere in versi la storia di Mosè ed un lavoro ascetico, di cui ci è rimasta una traccia. Basterà per saggio che io ne riporti l’introduzione: «L’uomo aspira a riposare nella contentezza, ed è agitato dal desiderio di sapere; e, pur troppo, abbandonato a sè stesso cerca la soddisfazione in vani diletti ed in una scienza vana. Oggi ci è dato un Consolatore che insegna. Felici noi, se sappiamo comprendere che l’unica vera gioia e l’unico vero sapere vengono dallo Spirito che il Padre ci manda, nel nome di Gesù Cristo.» Come non fremere al pensiero che, se il Manzoni s’imbecilliva in un’opera di tal natura, l’Italia non avrebbe forse mai avuto i Promessi Sposi? E chi sa quante belle pagine de’ Promessi Sposi sono andate perdute per la condanna di quel bravo e sant’uomo, che era monsignor Tosi!

Il signor Magenta ci dice che il Tosi «avrebbe voluto togliere quel brano bellissimo dei Promessi Sposi, in cui il Padre Cristoforo, dopo avere sciolta Lucia, soggiunge quelle commoventi parole che tutti sanno: Peccato, figliuola? peccato il ricorrere alla Chiesa, e chiedere al suo ministro che faccia uso dell’autorità che ha ricevuta da essa, e che essa ha ricevuta da Dio? Io ho veduto in che maniera voi due siete stati condotti ad unirvi; certo, se mai m’è parso che due fossero uniti da Dio, voi altri eravate quelli; ora non vedo perchè Dio v’abbia a voler separati;» parrebbe che questo passo fosse abbastanza religioso: ma al Tosi non bastava; ei si faceva ancora scrupolo, non avrebbe prosciolto Lucia dai voti, e da cattolico conse-