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108 l’urania — l’idillio manzoniano.


Sono versi pittoreschi; ma il Manzoni ricordava senza dubbio, nel comporli una impressione propria, essendo ben noto agli amici del Poeta, com’egli soleva, innanzi a lodi che gli facevano piacere, arrossire come fanciullo.

In questi altri versi, il primo è da notare per l’equivoco della parola amanti, la quale si può riferire alla Gloria, come a tutte le donne amate in genere; ed è vero pur troppo, che di mille innamorati, i quali sognano la gloria, uno solo riesce, con pena, a conseguirla; parecchi de’ versi che seguono, sentono come un soave afflato virgiliano:

V’è la Gloria, sospir di mille amanti:
Vede la schiva i mille, e ad un sorride.
Ivi il trasse la Diva. All’appressarsi,
Dell’aura sacra all’aspirar, di lieto
Orror compreso in ogni vena il sangue
Sentìa l’eletto, ed una fiamma lieve
Lambir la fronte ed occupar l’ingegno.
Poi che nell’alto della selva il pose
Non conscio passo, abbandonò l’altezza
Del solitario trono, e nel segreto
Asilo Urania il prode alunno aggiunse.
Come talvolta ad uom rassembra in sogno
Su lunga scala, o per dirupo, lieve
Scorrer col piè non alternato all’imo,
Nè mai grado calcar, nè offender sasso;
Tal su gli aerei gioghi sorvolando,
Discendea la Celeste.


L’immagine seguente ci ricorda un’analoga similitudine dantesca; quella che vien dopo ha pure per noi qualche importanza biografica, perchè, sotto la impressione provata dal poeta Pindaro, reso improv-