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192 La paura della morte


istilla nelle vene il virus dell’ipocrisia, e tutta quanta la società con le sue leggi, con la sua costituzione politica, con i suoi costumi si aggira in una nebbia oscura, che ci fa vedere ogni cosa sotto un falso aspetto, che ci impone false virtù.

Voi avete pagato tutti i vostri debiti sociali: per tutta la vostra vita avete lavorato per gli altri prima che per voi. Potete tener alta la testa davanti a tutti. Avete provveduto con il vostro testamento a che la giustizia sopravviva anche a voi.

Or bene, e chi vi obbliga ormai a tormentarvi col pensiero della morte? Nessuno.

E quel pensiero deve sparire dal nostro cervello, appena compare, con la stessa rapidità, con cui si chiude un otturatore fotografico di perfettissimo congegno; rimanendo invece sempre aperta l’anima vostra a ricevere i raggi del sole, i profumi dei fiori, le idealità del cuore e tutte quante le dolci e care tenerezze dei sentimenti umani, quando vibrano fra il desiderio e la voluttà.