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Le memorie nel vecchio 165

Verderame o ruggine, pattina o corrosione, tarli o fenditure ci raccontano tutti la storia dei secoli; l’andare eterno della materia che non posa mai e mai non muore; riscontro armonico delle borracine e dei licheni dei giganti della foresta.

E il vecchio legge questo muto linguaggio dei secoli che furono, assai meglio del giovane; perchè anch’egli è un bronzo antico, anch’egli porta sulla sua pelle la pattina del tempo che fu. Egli ha una stretta parentela con tutte quelle cose su cui ha fiatato il tempo, e con esse rivive il tempo che fu.

All’infuori dell’archeologia il vecchio ha un ricco museo di memorie sue: memorie di cose, memorie di uomini. Son tristi e son liete: più numerose forse le prime che le seconde, ma più pallide assai di queste.

Noi tutti ricordiamo con vivezza maggiore i piaceri che i dolori, s’intende sempre a parità di forza; dacchè con la nostra volontà rinfreschiamo, ricordandole,